Licensing Fintech: la soluzione migliore per i piccoli e medi business

Nell’ultimo decennio, la tecnologia finanziaria (“Fintech”) ha rivoluzionato il modo in cui i servizi finanziari vengono forniti ai consumatori ed alle imprese. Quest’ultime, in particolare, sono state inevitabilmente attratte dall’enorme gamma di servizi innovativi offerti dal mercato, in passato ad esclusivo appannaggio delle banche tradizionali. Mentre il panorama competitivo è vario ed in evoluzione, il quadro organizzativo rimane la vera sfida, per qualsiasi piccola e media impresa che voglia, nell’odierno mercato offendo servizi finanziari, massimizzare le sue possibilità di crescita ed attrazione del cliente.

Al fine di superare il significativo ostacolo d’accesso al mercato, sono nate delle vere e proprie partnership commerciali, del tutto inedite nei primi anni del duemila, dove l’istituto finanziario mette a disposizione della piccola impresa (e sempre più spesso anche delle start-up) un paniere di servizi da brandizzare ed offrire, con una sorta di concessione d’uso (“licensing).

Tali modelli collaborativi con istituti che hanno superato un rigido vaglio burocratico, come banche, cooperative di credito ed organizzazioni di tecnofinanza, permettono di smarcare l’oneroso scoglio organizzativo, offrendo un servizio uniforme su base nazionale ed europea, che allo stesso tempo riduce notevolmente l’onere di rispettare il farraginoso e pieno di insidie processo di compliace legale.

Si pensi, procedendo con siffatto ragionamento, che, per offrire legalmente un servizio finanziario, esistono un numero estremamente ampio di assolvimenti e requisiti, connaturati spesso anche da ingenti responsabilità patrimoniali e penali. In tale ottica, per mero titolo esemplificativo, possono citarsi gli adempimenti contro il pericolo di usura e riciclaggio del denaro, le particolari modalità di trasmissione dello stesso sui circuiti digitali, nonché tutte le altre obbligazioni di regolamentazione richieste dalla normativa nazionale ed europea.

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Il vantaggio di collaborare con una banca o agenzia Fintech è che, quindi, quest’ultima può esentare l’impresa dal gestire direttamente tali adempimenti, consentendo alla stessa di concentrarsi esclusivamente sugli aspetti più importanti. Ossia l’acquisizione del cliente e la gestione, nonché implementazione, dell’esperienza degli stessi.

LICENZA FINTECH

E’ bene approfondire brevemente i vari vocaboli trattatati, per evitare confusione. Una licenza Fintech certifica che la banca, o l’eventuale istituto di credito, rispetta tutti i requisiti legali relativi alla protezione del denaro, dei dati dei clienti e dell’attuazione di processi di tecnofinanza digitale. Il rilascio della licenza dagli organismi di controllo conferma, quindi, che l’eventuale impresa può affidarsi ad un organismo, che è perfettamente in regola, per quanto concerne gli adempimenti e la conformità legislativa. Difatti, gli istituti con apposita licenza, rispettano tutte le norme governative, per proteggere al massimo i consumatori ed i partner commerciali.

Partendo da questo assunto, quando si suole parlare di “licensing”, ci si riferisce, invece, all’instaurazione di quel rapporto contrattuale, tra l’impresa e l’organismo che possiede la sopracitata licenza, per l’erogazione dei servizi di tecnofinanza. Quest’ultimo, in pratica, dietro corresponsione di un prezzo, rende fruibili con una sorta di concessione tutti i servizi per i quali è autorizzato ad operare.

 

SPUNTI OPERATIVI

Spesso, nonostante le molte risorse reperibili in rete, gli imprenditori possono sentirsi spaesati, nell’approcciare lo sviluppo e l’offerta di servizi finanziari, attraverso un modello di partenariato, mediante licenza da una società Fintech. D’altronde, la tecnologia finanziaria, consente di entrare in rapporto con un’ampissima gamma di servizi, ognuno dei quali è soggetto a ben specifiche regolamentazioni e modalità d’uso.

Alcune considerazioni generali possono, quindi, essere estremamente utili. Infatti, un’impresa alla ricerca di una partnership Fintech di successo, dovrà affrontare alcune valutazioni preliminari e comuni.

Nella nostra esperienza di consulenza fintechs e finanziaria, abbiamo imparato che la creazione di tali modelli, richiede un’attenta pianificazione, per garantire che ciascuna delle parti sia, poi, effettivamente in grado di ottenere i potenziali benefici normativi e commerciali dell’accordo. In particolare, una curata ponderazione è fondamentale, in quanto fornisce la base per il lancio di un’impresa di successo, nonché stabilisce le aspettative in materia di conformità giuridica, di costi, per quanto concerne il controllo delle relazioni con i clienti, la proprietà intellettuale, ecc.

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Solitamente possono individuarsi tre step fondamentali: 

  1. Sviluppo di un business plan. Prima di approcciarsi a qualsiasi nuovo servizio, l’impresa deve sempre ipotizzare quello che vuole offrire, come intende farlo e con quali modalità. Il primo passo nell’offerta è, quindi, lo sviluppo di un business plan iniziale che affronti le fasi operative e transazionali necessarie per avviare il servizio idealizzato. Appare centrale avere fin da subito le idee chiare evitando che l’eventuale partner, poi individuato, offra dei servizi che mal si sposano con i processi ed i flussi operativi aziendali. In ogni caso, quando non si ha ben chiaro cosa possa offrire il mondo della tecnofinanza, ben volentieri offriamo una consulenza in grado di smarcare tali preliminari constatazioni iniziali, massimizzando i benefici ottenuti.
  2. Trovare e Selezionare un Partner. La chiave del successo in qualsiasi collaborazione risiede nell’individuare il partner giusto. Nel caso di una Licensing Fintech, più nello specifico, occorre trovare un interlocutore con esperienza, risorse, conoscenza, e flessibilità adeguata per far crescere i prodotti ed i servizi offerti dall’impresa. I player nel mercato sono moltissimi ed estremamente variegati. Anche in tal caso orientarsi può spesso sembrare una vera e propria attività insormontabile. Per questo motivo è sempre consigliabile affidarsi a specifici professionisti che abbiano le capacità di indirizzare verso il partner giusto. A seconda di quelle che sono le esigenze, per di più, esistono già operatori che offrono licenze con programmi commerciali estremamente strutturati che vantano un’ampia esperienza con le piccole e medie imprese. Allo stesso modo è importante riuscire a valutare comparativamente i costi che si rinvengono in rete, mettendoli correttamente in relazione con le capacità di crescita del business.
  3. Negoziazione dell’accordo di partenariato e licenza. Una volta selezionato un partner giusto, le due parti dovranno negoziare ed eseguire quello che sarà poi l’accordo in essere. Il negozio contrattuale dovrà riguardare temi centrali quali la due diligence, il controllo e l’approvazione delle attività finanziarie e di prestito proposte, nonché la proprietà dei dati dei consumatori, la tutela degli stessi ed il monitoraggio delle attività svolte in relazione al partenariato finanziario. Anche in tale evenienza, per evitare spiacevoli errori, l’intervento di un professionista consulente incarico è l’arma vincente.

 

LA SPINTA EUROPEA

Alcuni lettori potrebbero ipotizzare che il modello appena descritto si sposi esclusivamente alle realtà d’oltreoceano o asiatiche. Nulla di più falso. E’ l’Unione Europea il luogo dove si sta assistendo ad una crescita esponenziale.

D’altronde il mercato unico dell’Unione europea è composto da più di 500 milioni di consumatori, con possibilità di spesa, e 21 milioni di imprese, rappresentando attualmente il più grande mercato unico del mondo senza barriere, dazi e tariffe interne. Siffatta situazione è ben nota agli investitori, che considerano il nostro continente una delle migliori regioni al mondo, per offrire servizi di tecnofinanza. In tale ottica si è mossa anche la Commissione Europea che, con la più recente riforma dei regolamenti europei, ha profondamente agevolato l’instaurazione di tali pratiche.

Per le imprese italiane, dunque, diviene fondamentale, stante la sopracitata libera concorrenza nei mercati interni, non rimanere indietro rispetto ai competitor d’oltreconfine, sfruttando al massimo il riconoscimento del prodotto italiano, anche nell’ambito dei servizi, aumentando sensibilmente la portata dei propri affari.

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