Il Fintech e l’esplosione delle criptovalute

L’industria Fintech ha iniziato a prosperare in tutto il globo, inseguendo la trasformazione digitale, dei primi anni duemila. È ben noto che, se in prima battuta, vi è stato un netto aumento degli investimenti tradizionali su canali inediti, successivamente, si è rilevata un’esplosione di nuovi settori finanziari, resi attuabili esclusivamente da una nuova concezione digitale economica.

Gli investitori, così come le banche tradizionali ed i nuovi player operanti nell’industria digitale, al fine di massimizzare l’efficienza e l’efficacia della crescita del settore investimenti, hanno ravvisato un mercato comune: quello della criptovaluta.

Un primo dato è incontrovertibile: nell’ultimo anno, l’aumento della domanda di criptovalute come Bitcoin, Dogecoin, Ethereum (e centinaia di altre) ha creato un impatto devastante sull’economia di qualsiasi paese e sulle relazioni transazionali. Le cause alla base di questo incremento sono, tuttavia, profondamente diverse a seconda dei mercati di riferimento. In alcuni casi, laddove le monete nazionali sono soggette a manovre inflattive senza controllo (come in Sud America), le cripto sono divenute il miglior modo per proteggersi dalla svalutazione delle monete nazionali proteggendo il proprio patrimonio. Nei paesi più sviluppati come quelli europei, invece, nei quali la minaccia dell’inflazione è assai più contenuta, le monete digitali sono cresciute soprattutto quale alternativa più profittevole all’investimento tradizionale, stante la scarsa redditività attuale dei titoli di stato e del mercato obbligazionario in genere.

Ma non è tutto. Con l’aumentare della popolarità delle criptovalute, è cresciuto altresì il loro riconoscimento globale quale valuta di scambio, con commercianti e fornitori di servizi che stanno iniziando ad apprezzare i notevoli vantaggi che vengono portati in dote. La possibilità di ricezione di pagamenti a livello globale, nonché l’assenza di tassi di cambio e l’immediata spendibilità del titolo ottenuto, al pari della totale sicurezza degli stessi, sono alcuni dei fattori che maggiormente stanno spingendo verso l’integrazione della criptovaluta quale mezzo di pagamento ordinario. D’altronde, gli atteggiamenti verso questa forma di paytech stanno cambiando, venendo largamente preferiti dai giovani cosiddetti “Gen-Z”, che stanno mutuando ed influenzando quella che è l’opinione pubblica.

In ogni caso, perché si possa parlare di mercato crypto, deve esservi obbligatoriamente una forte componente di finanza digitale. In particolare, più le tecnologie Fintech si raffinano, tanto più positivamente si assiste ad una crescita della disponibilità e dell’adozione di criptovalute. L’interconnessione è innegabile.

Velocità, trasparenza e convenienza. Questi sono i capisaldi dell’innovazione Fintech che rendono possibile la costruzione di soluzioni basate su principi di valuta digitale.

 

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FINANZA DECENTRALIZZATA

La svolta Fintech non ha solamente reso possibile l’adozione di nuovi processi d’investimento e collezione dei pagamenti imponderabili fino a qualche decennio fa. L’inversione di rotta è nettamente più marcata, al punto da ponderarsi una definizione ad hoc: finanza decentralizzata (Defi).

Un breve approfondimento è necessario, per far comprendere ai nostri lettori le peculiarità di tale impostazione. Con la predetta vuole riferirsi ad un termine generico, che racchiuda in se tutte le possibili applicazioni ed i protocolli ,basati su blockchain. Mediante ciò, gli intermediari finanziari tradizionali bancari, vengono sostituiti da player, che non operano nei circuiti standardizzati dell’investimento, con la possibilità di ideazione di strumenti nuovi, quali, per l’appunto, le criptovalute.

Quest’ultime, quindi, sono delle vere e proprie valute digitali che non vengono però emesse o regolate da un’autorità centrale (quale una banca centrale per una moneta nazionale). In tal senso si sviluppa la decentralizzazione dello strumento, rendendo necessaria la tecnologia blockchain, per natura distribuita e diffusa, per verificare l’origine e la bonarietà della transazione.

In termini più semplici, non essendovi un istituto regolatore governativo o finanziario a controllare la legittimità delle operazioni, come ad esempio fa la Banca Centrale Europea per l’Euro, viene applicata la tecnologia blockchain che permette l’archiviazione sicura dei dati senza alcuna possibilità di manipolazione. Ne discerne che, la natura decentralizzata delle valute digitali, le rende, probabilmente, maggiormente sicure delle monete tradizionali. Di fatti, non essendo le stesse sottoposte al controllo ed interferenze dei governi tradizionali, sono poste al riparo dagli atteggiamenti fortemente negativi e deflattivi di alcuni environment governativi, come quello argentino, cubano o venezuelano.

Decentralizzazione è anche sinonimo di evasione dal sistema bancario tradizionale. Le criptovalute sono, infatti, anche particolarmente rilevanti, per circa 1 miliardo di persone in tutto il mondo, che hanno un dispositivo mobile, ma nessun conto bancario. Essendo soggetti definiti “nonbancati”, questi consumatori, pur essendo esclusi dai prodotti finanziari tradizionali, possono usare la fintech per quelli costruiti su criptovaluta.

 

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BLOCKCHAIN E FUNZIONAMENTO

I nostri lettori più assidui sanno che la blockchain, accennata poc’anzi, può servire molti scopi oltre ad emettere e trasferire valute digitali. Le applicazioni sono le più disparate, dall’autenticazione di dati fino al rintraccio delle merci attraverso le catene di fornitura globali, garantendo la trasparenza durante l’intero processo e riducendo al minimo il numero di intermediari necessari per mantenere l’integrità dei dati.

In ogni caso è sui servizi finanziari privi di intermediari, basati su crypto, che si sono concentrati i flussi istituzionali a caccia di rendimenti tramite il trading di valute “tokenizzate”. Oltre alla classica vendita contro prezzo, comunque, le cripto sono divenute dei veri e propri sistemi di investimento con ritorno di interesse grazie alla blockchain.

Ma ciò come funziona? Gli investitori, nell’acquisto di un certo ammontare di valuta digitale, nella realtà stanno fornendo liquidità all’ente che la ha emessa. Si è al cospetto di una vera e propria capitalizzazione nella quale, i fondi così raccolti, vengono poi prestati ai mutuatari e l’interesse generato torna poi agli stakers.

Poiché le criptovalute sono costruite su registri distribuiti e decentralizzati, i loro record di transazione sono facilmente verificabili, il che rende la prevenzione delle frodi un’impresa meno costosa e difficile nel settore Fintech rispetto a quello tradizionale obbligazionario.

Proprio per questo motivo, negli ultimi dieci anni, si è assistito ad un cambio drastico dei servizi e prodotti finanziari, poiché le soluzioni Fintech hanno offerto ai consumatori alternative più accattivanti ai prodotti classici bancari e governativi.

 

L’EUROPA COME LOCOMOTIVA DELLE CRIPTOVALUTE

L’Unione Europea è diventata, con una quota globale del 35%, il più grande mercato per quanto concerne le valute digitali. Nonostante siamo abituati a pensare agli Stati Uniti come trainante di queste tecnologie, è il mercato europeo che maggiormente ne sta traendo l’importante mole di benefici.

Secondo gli esperti nel decennio a venire la criptovaluta giocherà un ruolo fondamentale nel plasmare l’innovazione del periodo post-pandemico, sbloccando agli europei, i quali avranno una posizione di spesa ed investimento privilegiata, nuovi mercati maggiormente efficienti, economici e profittevoli.

 

Foto di Ivan Babydov da Pexels